Sono a disagio quando mi definiscono un musicista sperimentale, temo di essere accostato a gente che percuote utensili da cucina o canta nei barattoli per i biscotti, un approccio che difficilmente gratifica qualcun altro oltre l’esecutore». Con queste parole Simon Steensland chiarisce la sua poetica, oggi declinata fra i solchi (virtuali) di Fat again, il suo ultimo lavoro, ennesima opera di alto livello di un artista coerente, originale e ispirato, affiancato dalla batteria granitica e scintillante di Morgan Ågren. La sua musica attinge alla tradizione colta e non del Novecento, si immerge nella vitalità del rock e progredisce verso forme espressive inedite.